Emergenza coronavirus e gravi lacune in Sicilia. Il Policlinico di Palermo, ovvero uno dei due unici laboratori per l’esito del tampone accreditati in Sicilia insieme al Policlinico di Catania, alle 8 della sera chiude i battenti e li riapre alle 8 del mattino. Spieghiamo meglio: l’esame dei tamponi che giungono da ogni provincia dell’Isola si blocca alle ore 8 della sera e poi riprende alle 8 dell’indomani successivo. E ciò comporta che se, ad esempio, ad Agrigento, in ospedale, in un reparto, si presenta intorno alle 23 un sospetto contagiato – con conseguente apprensione dei familiari e anche del personale sanitario che lo accoglie – il tampone praticato su di lui sarà oggetto di esame, con i tempi che occorrono, solo dalle 8 del mattino successivo. In conclusione: per la diagnosi trascorrono 24, 36, anche 48 ore. E nel frattempo? (Punto interrogativo). Sarebbe opportuno (azzardiamo doveroso) che l’assessorato regionale alla Sanità, organo competente in tale ambito, disponga una turnazione del personale al Policlinico di Palermo affinchè l’analisi dei tamponi proceda 24 ore su 24, e non 12 su 24. E’ uno stato di emergenza oppure no?
In riferimento alla segnalazione sul non funzionamento notturno dell’esame dei tamponi al Policlinico di Palermo, l’Unità operativa di Microbiologia dell’ A.O.U.P Giaccone di Palermo precisa: “L’Unità è operativa sempre in H 12 ed in regime di urgenza espleta servizio di reperibilità notturna per i pazienti della nostra Azienda. Tutti i campioni provenienti dal territorio per l’emergenza Covid 19 devono afferire al “Centro di sorveglianza di Epidemiologia Clinica” . Data l’elevata affluenza di campioni è stata richiesta la nostra collaborazione che, naturalmente, abbiamo e continuiamo a dare. Questa precisazione è doverosa nel rispetto di tutti gli operatori che in questo momento lavorano con alto senso di dovere”.