Altri dettagli sulla severa impugnativa della Finanziaria Siciliana ad opera del Governo nazionale. Le reazioni politiche al provvedimento.
Le avvisaglie non sono mancate. Ad esempio, tra mercoledì e giovedì scorso i ministeri dell’Economia e poi della Pubblica Amministrazione hanno reso parere negativo alla stabilizzazione, inserita nella Finanziaria Regionale, dei circa 3mila lavoratori ex Pip. E poi, altro esempio, giovedì scorso l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, è volato a Roma alla vigilia della riunione del Consiglio dei ministri con all’ordine del giorno la Finanziaria siciliana approvata il 30 aprile scorso. Ebbene, il Consiglio dei ministri giallo-verde si è rivelato implacabile e ha cassato 20 articoli della Finanziaria, e non solo la stabilizzazione degli ex Pip con il loro trasferimento nel contenitore “parcheggio” regionale Resais. Impugnate per incostituzionalità sono anche le norme per i pre-pensionamenti dei dipendenti degli enti regionali, la possibilità di un anticipo della liquidazione della buonuscita, le promozioni economiche di alcune categorie di dirigenti regionali, l’assunzione alla Regione dei catalogatori in servizio nella società Sas, e poi i contributi erogati a pioggia tramite la revisione dei fondi del Pac, il Patto di azione e coesione. E si tratta di tutte le norme battezzate come “norme mancia”. E poi le nuove concessioni per impianti eolici e del demanio marittimo. E poi ancora è stata impugnata la restituzione alla Sicilia delle accise sui prodotti petroliferi lavorati in Sicilia. E su ciò il governo Musumeci ha già annunciato un confronto serrato con Roma. Sono invece salvi l’articolo 26 sulla stabilizzazione dei precari degli Enti locali, e il Bilancio della Regione, tanto che l’assessore all’Economia, Armao, commenta: “L’impianto della Finanziaria ha retto e il Bilancio è uscito indenne. La parte principale delle norme volute dal governo ha resistito”. Immediata è stata la replica del Movimento 5 Stelle, tramite la capogruppo in Assemblea, Valentina Zafarana, che afferma: “Ecco che fine ha fatto il capolavoro firmato Musumeci-Armao. L’assessore Armao si dimetta. Quando dicevamo, in commissione e in aula, che la Finanziaria era infarcita di errori macroscopici che sarebbero stati certamente impugnati, lo dicevamo a ragion veduta. Se questi sono gli esperti della politica, gli stessi cioè che in un recente passato hanno creato i disastri che ben conosciamo, allora la Sicilia è condannata. Solo Musumeci sta riuscendo a fare peggio di Crocetta”. E il capogruppo del Partito Democratico, Giuseppe Lupo, rilancia: “Il governo Musumeci è allo sbando. E a questo punto è necessario che il presidente dell’Assemblea regionale Miccichè convochi al più presto il presidente della Regione in Parlamento per spiegare come intende rimediare ai danni prodotti, e per verificare gli effetti che l’impugnativa avrà sul Bilancio, sui settori interessati e sui siciliani. La decisione del governo nazionale conferma il giudizio negativo che il Partito Democratico ha dato alla manovra, rispetto alla quale in Aula avevamo espresso voto contrario. Se già il governo Musumeci navigava a vista, adesso rischia di affondare”.